giovedì 24 maggio 2012

“Le Roi” padrone di casa al round #4 della world cup


La Bresse, Francia, Julien Absalon pareggia i conti con Nino Schurter e vince la quarta prova della world cup 2012.

Rispetto alla prova di Nove Mesto si invertono i ruoli, questa volta, mentre Schurter è costretto a rinunciare alla battaglia per problemi di salute, Absalon vola verso la vittoria.

Dopo quattro prove, quindi, sono sempre loro due a monopolizzare il gradino più alto del podio con due vittorie a testa.

La gara si corre nei Vosgi in un contesto bellissimo, su un tracciato duro, reso ancora più impegnativo dalle piogge che hanno preceduto la gara e hanno ridotto l’aderenza, specie nelle discese pietrose diventate scivolosissime le quali hanno portato molti bikers all’errore.

Ne sa qualcosa lo stesso Absalon, che proprio nell’ultima discesa prima del traguardo finisce a terra per un errore dovuto probabilmente ad un calo di concentrazione; lo sbaglio stava per compromettere tutta la sua corsa perché subito dietro, stava sopraggiungendo come un falco Jaroslav Kulhavy pronto a soffiargli la vittoria di una gara dominata già dal secondo giro.

Dopo lo sprint infatti esce per primo Manuel Fumic seguito dal compagno di team Marco Aurelio Fontana, Absalon sembra restare leggermente attardato, ancora più in dietro Jaroslav Kulhavy.

Fumic però viene presto “assorbito” e Fontana fora al termine del primo giro così è Ralph Naef a prendere il comando, sembra andare forte ma la sua azione si interrompe presto.

Passa al comando quindi Florian Vogel, compagno di squadra di Schurter, unico alfiere della Swiss power rimasto a difendere i colori della Scott; prova ad allungare ma Absalon nelle salite attacca in maniera decisa, rimonta prima su Naef e poi su Vogel, si porta al comando e va via.

Sembra ormai fatta per Absalon ma nel finale ancora un brivido quando, impuntandosi su una roccia, la sua Orbea lo scaraventa in aria; Julien riprende la bici, salta in sella e riparte ma Kulhavy, avvicinatosi in maniera preoccupante, prova un ultimo disperato attacco senza però riuscire a togliere ad Absalon una vittoria meritatissima.

Dopo il traguardo il campione francese si stende a terra, visibilmente stanco ma felice al tempo stesso per la vittoria e per l’abbraccio con il proprio figlio.

Sotto un estratto della classifica.

Rank
Name
Nat.
Result
1
Julien ABSALON
FRA
1:37:33
2
Jaroslav KULHAVY
CZE
1:37:40
3
Ralph NAEF
SUI
1:38:13
4
Florian VOGEL
SUI
1:38:57
5
Fabian GIGER
SUI
1:39:14
6
Christoph SAUSER
SUI
1:39:41
7
Jean-Christophe PERAUD
FRA
1:39:53
8
Maxime MAROTTE
FRA
1:40:08
9
Max PLAXTON
CAN
1:40:24
10
Lukas FLÜCKIGER
SUI
1:40:53

sabato 19 maggio 2012

Com’è l’Alcione? …da BRIIIIIVIDO!!!



L’Alcione, il nuovo single track, il più cattivo di tutti, che solo una mente “malata” poteva arrivare a concepire e realizzare, è stato domato!

Solo dei “pazzi” con una scritta inequivocabile raffigurante due teschi potevano infilarsi qui, in questo “serpente” scavato dall’acqua che scende giù per un dirupo dentro una boscaglia fitta attraversando radici e passaggi “impossibili”.

Mi sono serviti tre tentativi per chiudere il percorso “netto” e posso assicurarvi che con una front da 26” è veramente un’impresa al limite del possibile.

Chiedetelo a Alessio, Luca o Francesco, che porta ancora sul braccio i segni della “battaglia”

Gli va dato atto di averci provato, al primo tentativo ci hanno messo il cuore e tutta la tecnica di cui sono capaci, ma non sono stati sufficienti.

Francesco, sulla “doppia radice”, uno dei passaggi più difficili, si è “stampato” su un albero ferendosi al braccio.

Anche Luca al primo tentativo ha dovuto arrendersi dopo aver stallonato due volte.

Solo Simone con la sua Specialized “corazzata” equipaggiata con ruotoni da 29”, ammortizzatore posteriore e reggisella telescopico, è riuscito nell’impresa, chiudendo il percorso “netto” al primo colpo.

A me sono serviti ben tre tentativi per superare tutti gli ostacoli presenti in questo single track e in un punto ho dovuto comunque fermarmi perché mi sono incastrato in un albero.

Forse torneremo a modificare questo sentiero per renderlo più “umano” perché allo stato attuale, a detta di tutti, rasenta il limite.

Dopo aver percorso un tratto degli Stalloni, che ha funzione di raccordo, si entra giù nel nuovo troncone dell’Alcione con i freni in mano e guai a lasciar scorrere troppo la bike, correggere anche il minimo errore sarebbe un suicidio, una volta dentro bisogna lasciarsi portare giù a ruote bloccate e con la sella che ti punta sulla pancia.

Una serie di curve e tornanti in rapida successione ti stordiscono subito e quando arrivi al tratto della “doppia radice” un brivido ti percorre la schiena: sei già con tutto il corpo spostato sulla ruota posteriore, ben oltre la sella e devi buttarti giù da una radice che ha formato un’enorme scalino seguito a sua volta da una seconda radice con un altro scalino più piccolo.

Ormai ci sei, fermarsi sarebbe comunque impossibile quindi trattieni il fiato e ti butti letteralmente di sotto, non hai il tempo neanche di capire se ce l’hai fatta o meno, ti devi attaccare subito ai freni per impostare il tornante successivo che ti “sputa” contro un appoggio.

Le curve vanno “avvolte” ma il movimento del corpo non basta per impostare la traiettoria, devi anche girare lo sterzo calibrando bene ogni movimento perché l’avantreno è caricatissimo e la gomma anteriore, trattenuta a fatica in sede dal cerchio (mavic nel mio caso) è sotto sforzo.

I freni si surriscaldano e cominciano a emettere strani “vagiti”; arrivi in un punto e il canale si stringe ulteriormente, quasi strusci i pedali nelle pareti di terra.

Entri dentro, ti aspetta una nuova serie di scalini formati dalla terra trattenuta dalle radici che ti portano nell’ultimo tratto ma anche qui non c’è respiro, si scende sempre “al gancio”.

Nell’ultima discesa, difficile da impostare, per una contropendenza che la precede, si va giù a ruota bloccata “attaccato” ai freni; senza il timore di esagerare penso che la pendenza qui, sia ben oltre il 35%!

Quando arrivi in fondo allenti la tensione e capisci di aver vinto una sfida impossibile.

Hai domato l’Alcione, un single track atipico, anomalo, strano, cattivo, eccitante e micidiale al tempo stesso, in una sola parola …da BRIIIIIVIDO!

Qualcuno se l'è "fatta sotto" al solo pensiero...

giovedì 17 maggio 2012

Ancora Schurter nel round #3 della world cup



Nove Mesto, Repubblica Ceca, va in scena il terzo atto della world cup 2012 e come era successo nella prova d'apertura, Schurter domina relegando il corridore di casa (questa volta Kulhavy) al secondo posto.

Dopo la partenza, il campione del mondo in carica Jaroslav Kulhavy prova subito ad attaccare ma Nino gli risponde immediatamente e si infila per primo nel tratto tecnico in discesa allungando.

Poi è la volta di Burry Stander e Marco Aurelio Fontana che provano a staccare la Scott di Nino senza successo.

Fontana, in particolare, si dimostra ancora in grande forma come già aveva fatto vedere nella prova precedente in Belgio; chiude anche un giro al comando ma non riesce ad andar via.

Ogni tentativo d’attacco da parte degli avversari viene stroncato dal predominio di Schurter, come sempre brillante nelle salite e aggressivo nei tratti tecnici presenti su questo bel tracciato realizzato all’interno di una fitta foresta di abeti.

Sul traguardo passa per primo Schurter, seguito dall’idolo di casa Kulhavy, Stander è terzo e subito sotto al podio troviamo l’imperatore Marco Aurelio.

Con questo risultato Schurter conferma la sua leadership nella classifica generale anche perché il suo rivale di sempre, Julien Absalon, alle prese con problemi di salute, fa registrare uno zero ritirandosi al terzo giro dopo aver percorso la prima parte di gare fra la trentesima e la ventesima posizione.

La prossima prova si correrà in Francia e speriamo che in quella occasione il transalpino riesca a ritrovare la sua forma migliore.  

Di seguito un estratto della classifica.

Rank
Name
Nat.
Result
1
Nino SCHURTER
SUI
1:26:46
2
Jaroslav KULHAVY
CZE
1:26:52
3
Burry STANDER
RSA
1:27:03
4
Marco Aurelio FONTANA
ITA
1:27:32
5
Ralph NAEF
SUI
1:27:33
6
Moritz MILATZ
GER
1:28:00
7
Fabian GIGER
SUI
1:28:06
8
Florian VOGEL
SUI
1:28:18
9
Sergio MANTECON GUTIERREZ
ESP
1:28:29
10
José Antonio HERMIDA RAMOS
ESP
1:28:33

sabato 12 maggio 2012

Aperto un nuovo single track, il più "cattivo" di tutti!


E’ arrivata la primavera, la stagione più bella per noi bikers, temperatura gradevole e colori brillanti regalano meravigliose uscite ma la bella stagione porta con se anche qualche problemino.

In questo periodo dell’anno la vegetazione inizia a chiudere molti sentieri che necessitano quindi di una manutenzione costante affinchè restino agibili.

L’insidia maggiore è rappresentata dai pruni, crescono diversi centimetri al giorno; in grado di chiudere un single track in poche settimane, sono una vera minaccia per i nostri copertoni ma anche per braccia e gambe lasciate scoperte dai completini estivi.

Guardate come mi sono ridotto un orecchio non avendo potuto schivare uno di questi infidi aculei.

Ho approfittato quindi di qualche giorno libero dal lavoro per dedicarmi alla manutenzione dei sentieri.

Il Metano è stato il primo single track che ho ripulito perché avevo già visto che in un paio di tratti la vegetazione cominciava a ostacolare il passaggio.

Percorrendolo a piedi ho notato anche, nascosto nella macchia, un cartello curioso che faceva riferimento addirittura ad un Regio Decreto del 1923!

Dopo aver sistemato il Metano, che ha richiesto un’intera mattinata di lavoro, è stata la volta degli Stalloni ma qui non ho terminato il mio compito.

Mentre stavo lavorando di rastrello e forbici mi sono ricordato che quando venni a realizzare questo single track avevo notato un’altro sentiero (o perlomeno cosi mi era sembrato visto che era completamente inaccessibile) all’apparenza “interessante”.

Considerata la bellezza di questo bosco mi ero ripromesso di tornare a verificare eventuali sbocchi di questo pertugio che si infilava dentro ad una selva di rami secchi e foglie ma poi è sempre mancata l’occasione.

Oggi invece mi trovo qui da solo e posso esplorare questo angolo di terra.

Avanzando nella boscaglia, facendomi largo con sega e forbici, mi ritrovo presto dentro a un canale scavato dall’acqua; capisco immediatamente che qui la faccenda si fa seria e provo a seguire questa traccia.

“Ma qui è bellissimo!” penso subito.

Mentre continuo a scendere incontro passaggi degni di un mondiale cross country, sono già innamorato di questo sentiero.

Dopo aver visto le possibili soluzioni su dove passare lascio perdere la pulizia degli Stalloni e mi dedico immediatamente all’apertura di questo nuovo single track.

Da solo inizio il lavoro ma il progetto è ambizioso e ovviamente non riesco a finire, sono costretto a tornare anche il giorno seguente.

Con tanta fatica e dopo diverse ore di lavoro riesco finalmente a dare un “verso” a questo single track.

Sfruttando in parte il già esistente sentiero degli Stalloni,  da percorrere però per un tratto a ritroso, si arriva su una curva secca dalla quale ha inizio il nuovo tracciato che si presenta come un toboga con molte sponde laterali il quale si incunea dentro un bosco di alberi fitti.

Il nuovo single track è caratterizzato da una serie infinita di tornanti in rapida successione su tratti con  pendenze “al limite” (in alcuni casi forse anche oltre il limite) alternati da radici e scalini da saltare.

Una volta terminato il lavoro, che ha richiesto due giorni di fatiche, inizio a risalire dal fondo valle e mano a mano che vengo su comincio a preoccuparmi, questa volta ho l’impressione di aver esagerato: alcuni passaggi sono “da brivido” e persino io che l’ho realizzato incomincio a dubitare sulla reale fattibilità.

Percorrendo a piedi questo sentiero mi rendo conto che ci sono dei tratti che incutono veramente timore ma penso: “vediamo in sella che effetto fa” così per il momento decido di lasciar stare tutto com'è, poi eventualmente tornerò a fare qualche aggiustamento.


Ormai non resta altro da fare che venire a provarlo!


Ma attenzione... i vostri incubi peggiori potrebbero diventare realtà, preparatevi ad affrontare il single track dell’ALCIONE!
Un tratto dell'Alcione

domenica 6 maggio 2012

Tecnica di guida: come superare un ostacolo in discesa

Nella pratica della mtb, a differenza del ciclismo su strada, non serve essere solo dei buoni "pedalatori", è importante avere anche un'adeguata capacità tecnica per affrontare in sicurezza e con disinvoltura tratti tecnici che sovente si presentano durante le nostre uscite.


Chi partecipa a gare di xc e gran fondo si sarà trovato spesso di fronte una discesa, un dente, un guado o un single track più o meno impegnativo ma anche coloro che non fanno gare possono imbattersi in ostacoli tipici del fuoristrada.

Se la tecnica con cui li si affronta è quella giusta non ci sono problemi a superare discese, single track o semplicemente "denti" che incontriamo lungo il nostro tragitto ma, nel caso contrario, la paura di sbagliare può giocare brutti scherzi e aumentare il rischio di caduta.

Spesso però questa paura è superabile affrontando gli ostacoli con la giusta determinazione e un po’ di allenamento specifico; prima però di fare questo dobbiamo accertarci che il settaggio della bici sia corretto.


Ovviamente le regolazioni possibili su una bici sono molteplici e possono variare in funzione del tipo di bike che usiamo ma qui voglio porre l'attenzione su un paio di aspetti specifici.

Anzitutto io consiglio di verificare la posizione delle leve dei freni che dovrebbero trovarsi molto verso il centro del manubrio, ovvero verso l'interno dello stesso.

Lo scopo di questa impostazione è quello di arrivare ad agire sulla leva freno nel punto di massima forza, ovvero alla sua estremità con il solo dito indice (se necessario possiamo anche invertire l'ordine dei comandi al manubrio come segue: 1 Manopole, 2 Manettini cambio, 3 Freni).


Cosi facendo possiamo avere tutte le altre dita posizionate sulla manopola per garantire una presa ben salda quindi, un controllo ottimale della bici senza rinunciare ad una frenata energica e potente.

Inoltre io amo invertire il normale montaggio dei freni che, a mio modo di vedere, è sbagliato.


Normalmente le bici vengono montate con il freno anteriore posizionato a sinistra e il posteriore posizionato a destra a differenza di quanto avviene per motori e ciclomotori dove troviamo sempre il freno anteriore a destra.

Per molti questo può non essere un problema ma per me, che ho sempre avuto moto, è fondamentale avere il freno anteriore dalla parte destra.

Ovviamente questo è un opinione personale, comunque sia, una volta settato il mezzo meccanico al meglio e secondo le proprie esigenze eccoci pronti per affrontare quel single track o quel dente che ci ha sempre fatto scendere di sella!

La prima cosa da capire è che dobbiamo contrastare le forze che inevitabilmente, quando scendiamo pendenze elevate e magari accidentate, tendono a farci ribaltare in avanti.


Per far questo occorre portare il più possibile il peso del corpo sul posteriore della bici; dobbiamo quindi arretrare sulla sella fino, se necessario, a portarci con il corpo sopra la ruota posteriore nei tratti di massima pendenza (tecnica conosciuta con il nome di “fuorisella”).

Nel momento in cui inizia la pendenza dobbiamo puntare i piedi sui pedali e le mani sul manubrio e contemporaneamente allungare braccia e gambe per stenderci sulla bici, se necessario fino ad arrivare a toccare la sella con il corpo.


Assumendo una posizione distesa riusciamo altresì ad abbassare il baricentro.


Il tutto deve avvenire in maniera armoniosa e naturale per essere pronti a tornare di nuovo alla posizione seduta una volta superato l’ostacolo.


Altra cosa importante, oltre alla posizione del corpo, è lo sguardo: deve sempre essere "lontano", specie nei tratti più veloci: non dobbiamo fissare gli ostacoli subito davanti la nostra ruota ma, al contrario, gli occhi devono puntare l'ostacolo o la curva successiva per consentirci di anticipare la scelta della traiettoria da impostare.

Sulle bici da enduro o discesa queste operazioni sono agevolate dal fatto di avere già un impostazione dedicata mentre con una front occorre un po’ più di pratica ma una volta capito il meccanismo tutto sembrerà più facile e naturale.


Dobbiamo ricordare sempre che la mtb si "guida" con tutto il corpo e non solo con le gambe.


Sotto trovate un breve video esplicativo anche se è comunque sottinteso che alla base bisogna avere un minimo di predisposizione per riuscire a superare ostacoli come il dente di Santa Lucia o il single track de La Morte già descritti in questo articolo: Ancora sfide impossibili per gli MTB 100%.


sabato 28 aprile 2012

Finalmente mountain bike!


“Finalmente mountain bike!” ho esclamato dopo la bellissima girata di oggi.

Nelle precedenti uscite, a causa del polso ancora dolorante dalla caduta, sono stato costretto a giri “piatti”, prevalentemente su asfalto, anche il più piccolo ostacolo mi dava dolore alla mano: dovevo stare attento perfino ai tombini sulla strada.

Insomma, non mi divertivo, addirittura una volta ho dovuto lasciare andare i miei amici e io sono rimasto a casa per non “sciupare” il giro a tutti ma oggi finalmente sono tornato a fare mountain bike di quella bella, di quella che piace a me e sono rientrato a casa di nuovo con gli schizzi di fango sulla maglia e la bici sporca di terra e polvere.

Non sono ancora guarito del tutto ma il polso e la mano cominciano a riprendere funzionalità e mi consentono di controllare la bike anche se devo stare attento, guidare “pulito” e scegliere traiettorie scorrevoli.

Stamani alle 5:50 anti meridiane sono già in piedi pieno di voglia di mountain bike.

Sento cantare il gallo e mentre vedo spuntare il sole preparo un abbondante colazione, mi imbottisco di antidolorifici e via in sella, si parte!

Grazie alla bella giornata dal sapore decisamente estivo l’aria è già piacevole dalle prime pedalate e mi dirigo al check point dove arriva Luca, l’unico “pazzo” che mi segue quando organizziamo partenze all’alba ma d’altra parte noi vogliamo tornare a casa perché ci è venuto a noia e non perché ormai è tardi!

La nostra filosofia é: “quando si torna a casa si deve aver fatto tutto!” e oggi così è stato (o quasi).

Si parte salendo Montebicchieri per scaldare i muscoli, siamo già in pantaloncini e maniche corte e dopo la prima salita togliamo anche i manicotti tanto sappiamo che a breve inizieremo a sudare perché, dopo aver sceso il single track del Gabbiano, puntiamo diritti verso la salita della Morte!

L’obbiettivo di oggi è quello di fare un giro “rotondo” che comprenda tutti i nostri single track preferiti quindi, una volta arrivati in cima alla salita della morte non esitiamo neanche un attimo e ci infiliamo nell’omonimo single track proprio qui di fronte.

Vai, si prova subito se il polso può “reggere” fino alla fine!

Ok, anche se non riesco a guidare proprio come piace a me, termino il percorso netto, “si può procedere”!

Saliamo fino a Usigliano con l’intenzione di scendere in Ricavo ma mentre stiamo percorrendo la strada bianca che porta verso Marti vedo una bella discesa che non ho mai fatto e che mi incuriosisce.

Guardo Luca e senza bisogno di aggiungere altro lui ha già capito: giueeee!

Cavolo che bella strada, scende con una serie di curve dentro al bosco e ci porta ad una vigna che costeggiamo per rientrare di nuovo in bosco; poi troviamo un secondo vigneto, lo oltrepassiamo e rientriamo di nuovo in bosco; arriviamo ad una terza vigna ma qui, dopo aver provato ogni passaggio possibile non riusciamo a trovare la via d’uscita.

Pensiamo: “che peccato, fino a qui la strada era bellissima” ma mentre stiamo tornando da dove eravamo venuti, vediamo dietro una curva una salita che entra nello stesso bosco ma in un punto diverso.

Decidiamo di provare, “tanto salire dobbiamo risalire” e invece di tornare al punto di partenza arriviamo ad un sentiero che ci porta in un bel prato.

Da qui parte un’altra discesa completamente ombreggiata, è tutta sotto gli alberi.

Mentre scendiamo “a tutta” esclamiamo “Bella, bella”!

Ci porta proprio sotto Colleoli, precisa per andare verso il single track del Quercione.

Scendiamo il Quercione ci dirigiamo verso la salita che riporta a Partino.

Dopo aver affrontato un guado in perfetto stile mtb inizia una bellissima salita difficile da fare “netta”,  è ritta, scavata e ci sono pietroni smossi, per andare su serve tanta “ignoranza”  e un po’ di tecnica ma ci riusciamo.

Arriviamo a Partino, facciamo rifornimento di acqua ad una fonte immersa nel verde che ci ha indicato un signore del posto.

Oggi è la giornata perfetta per fare mtb, la temperatura è ideale, i colori del cielo sono magnifici e ogni collina, ogni albero, ogni foglia, ogni filo d’erba sono di un verde splendente.

Arriviamo a Palaia e dopo una breve sosta al bar per rifocillarci e ripartire scendiamo nel Carfalo, vogliamo risalire verso Collegalli per fare il single track del Toro che nel frattempo è stato ultimato da Simone e Roberto che hanno ripulito l’ultimo canalone; è bello e difficile al tempo stesso perché è scavato dall’acqua, ci sono dei salti in sequenza dove non è possibile scendere piano, bisogna entrare forte e saltare per passare oltre, farli con le front non è impresa semplice.

Purtroppo, proprio su uno di questi salti, Luca spezza lo scafo della sella e ora sono cavoli amari perché per uscire da questa gola sperduta dobbiamo risalire dentro ad un bosco attraverso una lunga salita ritta piena di foglie e rami spezzati.

C’è da sputare sangue per arrivare in cima, la pendenza non dà respiro, la gamba è sempre in tiro ma Luca è un animale e in qualche modo, anche con la sella fuori uso, riesce a pedalare e arrivare su.

Ci fermiamo da un contadino alla disperata ricerca di una brugola da 5 mm. per una sistemazione volante.

Riusciamo a riposizionare la sella per ripartire, abbiamo un giro da finire!

Dopo aver ringraziato il buonuomo, che approfitta della pausa inaspettata per scolarsi una lattina verde di una bevanda energizzante mai vista si riparte.

Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia e così saltiamo Stalloni e Metano che erano nei nostri programmi e dirottiamo sul single track del Podismo, poi scendiamo da Migliano.

Arrivati al Fornacino risaliamo a Moriolo perchè c’è ancora tempo per inserire il single track di Moriolo.

Dopo cinque ore e mezzo di mtb pensiamo che possa bastare ma… solo per oggi.

Questa è la mountain bike fatta come piace a noi: al 100%!

Del resto ce lo abbiamo anche scritto sulle maglie…

lunedì 23 aprile 2012

Raggiunta quota 10.000, grazie a tutti i lettori di “IO SONO MTB 1OO%”


A neanche un anno dalla nascita del mio blog, sono state raggiunte le 10.000 visualizzazioni!

Una cifra impensabile quando il 17 Agosto 2011 scrissi il mio primo post: La nascita del mio blog: IO SONO MTB 100% considerando che ho dato vita a questo sito quasi per scherzo, senza neanche immaginare che le “cavolate” che scrivevo potessero interessare a qualcuno.

Con questo articolo voglio ringraziare pubblicamente tutti coloro che abitualmente si collegano a questo blog e leggono gli articoli che scrivo, guardano le foto che pubblico e magari lasciano un commento o mi scrivono una mail.

Un ringraziamento particolare a coloro che si sono iscritti come “lettori fissi” ma anche a quelli che sono passati di qui per caso, magari solo una volta in maniera distratta sperando che ritornino, di tanto in tanto, a dare un’occhiata.

Un grazie quindi a tutti voi che mi date lo stimolo per andare avanti e continuare a mantenere "vivo" questo blog perché vi posso dire che scrivere di avventure in bici, di gran fondo, di componenti, di emozioni durante le uscite in mtb per me, è sicuramente un piacere ma anche un “sacrificio” dato che sono costretto a prendermi il tempo necessario da dedicare a questa attività da quei pochi spazzi di tempo libero che restano e che dovrei dedicare alla famiglia e ai figli.

Di nuovo quindi un grazie a tutti gli appassionati di mtb, ai loro 10.000 clic e ai futuri che mi auguro verranno sempre più numerosi, con la speranza che l’impegno necessario per tenere sempre aggiornato questo blog sia apprezzato dai lettori di IO SONO MTB 100% e ancor più sopportato dalla mia famiglia.