“Finalmente mountain bike!”
ho esclamato dopo la bellissima girata di oggi.
Nelle precedenti
uscite, a causa del polso ancora dolorante dalla caduta, sono stato costretto a
giri “piatti”, prevalentemente su asfalto, anche il più piccolo ostacolo mi
dava dolore alla mano: dovevo stare attento perfino ai tombini sulla strada.
Insomma, non mi
divertivo, addirittura una volta ho dovuto lasciare andare i miei amici e io
sono rimasto a casa per non “sciupare” il giro a tutti ma oggi finalmente sono
tornato a fare mountain bike di quella bella, di quella che piace a me e sono
rientrato a casa di nuovo con gli schizzi di fango sulla maglia e la bici
sporca di terra e polvere.
Non sono ancora guarito
del tutto ma il polso e la mano cominciano a riprendere funzionalità e mi
consentono di controllare la bike anche se devo stare attento, guidare “pulito” e scegliere traiettorie scorrevoli.
Stamani alle 5:50 anti
meridiane sono già in piedi pieno di voglia di mountain bike.
Sento cantare il gallo
e mentre vedo spuntare il sole preparo un abbondante colazione, mi imbottisco
di antidolorifici e via in sella, si parte!
Grazie alla bella giornata
dal sapore decisamente estivo l’aria è già piacevole dalle prime pedalate e mi
dirigo al check point dove arriva Luca, l’unico “pazzo” che mi segue quando organizziamo
partenze all’alba ma d’altra parte noi vogliamo tornare a casa perché ci è venuto a noia e non perché ormai è tardi!
La nostra filosofia é:
“quando si torna a casa si deve aver fatto tutto!” e oggi così è stato (o
quasi).
Si parte salendo
Montebicchieri per scaldare i muscoli, siamo già in pantaloncini e maniche
corte e dopo la prima salita togliamo anche i manicotti tanto sappiamo che a
breve inizieremo a sudare perché, dopo aver sceso il single track del Gabbiano,
puntiamo diritti verso la salita della Morte!
L’obbiettivo di oggi è
quello di fare un giro “rotondo” che comprenda tutti i nostri single track
preferiti quindi, una volta arrivati in cima alla salita della morte non
esitiamo neanche un attimo e ci infiliamo nell’omonimo single track proprio qui
di fronte.
Vai, si prova subito se
il polso può “reggere” fino alla fine!
Ok, anche se non riesco
a guidare proprio come piace a me, termino il percorso netto, “si può procedere”!
Saliamo fino a
Usigliano con l’intenzione di scendere in Ricavo ma mentre stiamo percorrendo
la strada bianca che porta verso Marti vedo una bella discesa che non ho mai
fatto e che mi incuriosisce.
Guardo Luca e senza
bisogno di aggiungere altro lui ha già capito: giueeee!
Cavolo che bella
strada, scende con una serie di curve dentro al bosco e ci porta ad una vigna
che costeggiamo per rientrare di nuovo in bosco; poi troviamo un secondo
vigneto, lo oltrepassiamo e rientriamo di nuovo in bosco; arriviamo ad una
terza vigna ma qui, dopo aver provato ogni passaggio possibile non riusciamo a
trovare la via d’uscita.
Pensiamo: “che peccato,
fino a qui la strada era bellissima” ma mentre stiamo tornando da dove eravamo
venuti, vediamo dietro una curva una salita che entra nello stesso bosco ma in
un punto diverso.
Decidiamo di provare,
“tanto salire dobbiamo risalire” e invece di tornare al punto di partenza
arriviamo ad un sentiero che ci porta in un bel prato.
Da qui parte un’altra discesa
completamente ombreggiata, è tutta sotto gli alberi.
Mentre scendiamo “a
tutta” esclamiamo “Bella, bella”!
Ci porta proprio sotto
Colleoli, precisa per andare verso il single track del Quercione.
Scendiamo il Quercione
ci dirigiamo verso la salita che riporta a Partino.
Dopo aver affrontato un
guado in perfetto stile mtb inizia una bellissima salita difficile da fare
“netta”, è ritta, scavata e ci sono pietroni
smossi, per andare su serve tanta “ignoranza” e un po’ di tecnica ma ci riusciamo.
Arriviamo a Partino, facciamo
rifornimento di acqua ad una fonte immersa nel verde che ci ha indicato un signore
del posto.
Oggi è la giornata
perfetta per fare mtb, la temperatura è ideale, i colori del cielo sono
magnifici e ogni collina, ogni albero, ogni foglia, ogni filo d’erba sono di un
verde splendente.
Arriviamo a Palaia e
dopo una breve sosta al bar per rifocillarci e ripartire scendiamo nel
Carfalo, vogliamo risalire verso Collegalli per fare il single track del Toro
che nel frattempo è stato ultimato da Simone e Roberto che hanno ripulito
l’ultimo canalone; è bello e difficile al tempo stesso perché è scavato
dall’acqua, ci sono dei salti in sequenza dove non è possibile scendere piano,
bisogna entrare forte e saltare per passare oltre, farli con le front non è impresa semplice.
Purtroppo, proprio su
uno di questi salti, Luca spezza lo scafo della sella e ora sono cavoli amari
perché per uscire da questa gola sperduta dobbiamo risalire dentro ad un bosco
attraverso una lunga salita ritta piena di foglie e rami spezzati.
C’è da sputare sangue per
arrivare in cima, la pendenza non dà respiro, la gamba è sempre in tiro ma Luca è un
animale e in qualche modo, anche con la sella fuori uso, riesce a pedalare e
arrivare su.
Ci fermiamo da un
contadino alla disperata ricerca di una brugola da 5 mm. per una sistemazione
volante.
Riusciamo a
riposizionare la sella per ripartire, abbiamo un giro da finire!
Dopo aver ringraziato
il buonuomo, che approfitta della pausa inaspettata per scolarsi una lattina
verde di una bevanda energizzante mai vista si riparte.
Siamo un po’ in ritardo
sulla tabella di marcia e così saltiamo Stalloni e Metano che erano nei nostri
programmi e dirottiamo sul single track del Podismo, poi scendiamo da Migliano.
Arrivati al Fornacino risaliamo
a Moriolo perchè c’è ancora tempo per inserire il single track di Moriolo.
Dopo cinque ore e mezzo
di mtb pensiamo che possa bastare ma… solo per oggi.
Questa è la mountain
bike fatta come piace a noi: al 100%!
Del resto ce lo abbiamo
anche scritto sulle maglie…